Pirciati ch’abbruscuano (ricetta siciliana)

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Nelle narrazioni che fà Camilleri del suo “Commissario Montalbano” a tavola, si percepisce tutto il profumo della sicilia. Nelle pagine di “L’odore della notte”, ricche di aromi, non potevo farmi sfuggirmi la sua piacevole e sofferta “scarpetta” e questi “Pirciati ch’abbruscuano” , una pasta con un sugo, tanto piccante quanto buono.

“ Si trovò assittato come in castigo, aveva il muro praticamente in faccia, per taliare la sala avrebbe dovuto mettersi di traverso sulla seggia e storcere il collo. Ma che gliene fotteva di taliare la sala?

<< Se se la sente, avrei i pirciati ch’abbruscuanu >> fece il baffuto.

Sapeva cos’era il pirciato, un tipo particolare di pasta, ma cosa avrebbero dovuto bruciare? Non volle però dare all’altro la soddisfazione di spiargli com’erano cucinati i pirciati. Si limitò a una sola domanda:

<< Che viene a dire, se se la sente? >>

<< Precisamente quello che viene a dire: se se la sente >> fu la risposta.

<< Me la sento, non si preoccupi, me la sento >>.

L’altro isò le spalle, sparì in cucina, ricomparse dopo tanticchia, si mise a taliare il commissario. Venne chiamato dalla coppia di clienti che spiarono il conto.

Il baffuto glielo fece, i due pagarono e niscirono senza salutare.

<< Il saluto qua non deve essere di casa >> pinsò Montalbano, ricordandosi che macari lui, trasendo, non aveva salutato a nisciuno.

Il baffuto tornò dalla cucina e si rimise nella stessa ‘ntifica posizione di prima.

<< Tra cinco minuti è pronto >> disse. << Vuole che le rapro la televisione, intanto che aspetta? >>

<< No >>.

Finalmente dalla cucina si sentì una voce femmina.

<< Giugiù! >>.

E arrivarono i pirciati. Sciauravano di paradiso terreste. Il baffuto si mise appuiato allo stipite della porta assistimandosi come per uno spettacolo.

Montalbano decise di farsi trasire il sciauro fino in fondo ai polmoni.

Mentre aspirava ingordamente, l’altro parlò.

<< La vuole una bottiglia di vino a portata di mano prima di principiare a mangiare? >>.

Il commissario fece ‘nzinga di sì con la testa, non aveva gana di parlare. Gli venne messo davanti un boccale, una litrata di vino rosso densissimo. Montalbano se ne inchì un bicchiere e si mise in bocca la prima forchettata. Assufficò, tossì, gli vennero le lagrime agli occhi. Ebbe la netta sensazione che tutte le papille gustative avessero pigliato foco. Si sbacantò in un colpo solo il bicchiere di vino, che da parte sua non sgherzava quanto a grdazione.

<< Ci vada chiano chiano e liggero >> lo consiglio il cammareri-proprietario.

<< Ma che c’è? >> spiò Montalbano ancora mezzo assufficato.

<< Oglio, mezza cipuddra, dù spicchi d’agliu, dù angiovi salati, un cucchiarinu di chiapparina, aulive nìvure, pummadoro, vasilicò, mezzo pipiruncino piccanti, Sali, caciu picurino e pipi nìvuro >> elencò il baffuto con una nota di sadismo nella voce.”


Ingredienti Pirciati ch’abbruscuano

(sugo per 4 persone)

  • Mezza cipolla
  • 2 spicchi d’aglio
  • 2 alici salate
  • 1 cucchiaio di capperi
  • 40 gr di olive nere
  • 1 vasetto di passata di pomodoro
  • Mezzo peperoncino piccante
  • Basilico
  • Olio
  • Sale
  • Pepe nero
  • Pecorino

Tritare la cipolla e metterla ad appassire in un pentolino con l’olio e l’aglio, dopodiché aggiungete il pomodoro. Lasciate andare per qualche minuto ed aggiungete le alici triturate, le olive tagliate a rondelle, il basilico ed il peperoncino (mi raccomando deve essere piccante).

Aggiustate di sale e pepe. Cuocete a fuoco lento.

Verso fine cottura aggiungete i capperi e lasciate insaporire per qualche minuto.

Condite la pasta e servite i vostri Pirciati ch’abbruscuano con una generosa dose di pecorino grattugiato.

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